IL FUTURO DEL CAMPER

Salone del Camper di Parma 2018: dopo aver visitato per tre intensi giorni gli stands dei produttori, ecco le mie sensazioni sul futuro del camper

Innanzi tutto esordisco col dire che questa è la prima fiera in tema camper della mia vita, quindi non sono condizionato dagli sviluppi costanti e/o meno lenti di questo mercato degli ultimi anni anche perché non ho ma seguito le novità delle cartelle stampa dei produttori.

Come sai (non lo sai?) vivo da 2 anni su un autocaravan di 24 anni, un “vecchio” (fra virgolette perché è il mio più fedele compagno e non voglio mancargli di rispetto) Rimor Brig 648, su vetusta ma affidabilissima meccanica Ford Transit.

 

 

Quindi? Beh, in questi 24 mesi ho avuto il “privilegio” di visitare mezzi sia meno recenti che più giovani e la sensazione di vivibilità della casetta su 4 ruote era rimasta quasi inalterata. Quel “quasi” perché il mio 648 ha una disposizione interna decisamente riuscita, secondo me la migliore di tutti i tempi, belli e brutti.

Ma torniamo al Salone di Parma.

Dicevo, il mio primo Salone. Bello, ben organizzato, avevo anche il Pass Sala Stampa, meglio di così! (ma grazie al mio amico Cristiano).
Ovviamente il mio interesse era focalizzato sulle novità, non solo estetiche e funzionali, soprattutto su quelle pratiche, sulle idee con un pò di sana rivoluzione da cui trarre spunto, magari da riportare sul mio 648.

Andiamo avanti.

Il mio primo pensiero, dopo 36 estenuanti ore di meticoloso esame, è scioccante: il mansardato è una configurazione in via di estinzione, come sono stati i dinosauri! Non ho guardato i cataloghi dei produttori, ma gli esemplari esposti negli stands vedevano questa configurazione in numero decisamente minore rispetto ai Semintegrali (in decisa salita quanto a presenza), i classici Motorhome e gli innovativi camper puri. E pensare credevo fosse la migliore soluzione abitativa per un autocaravan: letto matrimoniale sempre pronto sopra la cabina guida, cellula libera per sistemare un bel soggiorno e un bel bagno grande. Il tutto senza esondare le misure tutto fuori del camper.

 

Proseguiamo.

Il camper puro è stato fra gli autocaravan l’autentica “Star”. Non parlerò di marchi perché non è mio interesse pubblicizzare nulla e nessuno, ma il “puro” è stato il vero protagonista del Salone.
Quasi ogni marchio aveva il suo furgone camperizzato, anche fra gli allestitori esterni era l’interprete principale della scena. E qui secondo me ci sarà poco sviluppo futuro, proprio perché le proposte, in termini di idee e configurazione, erano tutte veramente al limite (e con sviluppo intendo chiaramente lo sfruttamento dello spazio interno).

Ora devo tirare le somme, ho detto quasi tutto ma…

…Ma…

Come ti dicevo il mio primo confronto è con il mio datato mansardato Rimor 648.

Comincio col dirti che la mia sensazione pratica in termini di qualità di materiali impiegati è molto inferiore allo standard in cui vivo: tanta qualità percepita in termini di tatto e accostamento di colori (e qui un plauso a tutti i designer) ma anche un deciso passo indietro sull’analisi approfondita del materiale impiegato.

Ovvero.
Si passa dal vero legno di casa mia al cartone pressato e incollato dell’attuale produzione. Il tutto si traduce in maniglie penzolanti, ante disassate, accoppiamenti svirgolati. Ok, tanti visitatori in 7 giorni di fiera ma VS i 24 anni e tante mani passate sul mio 648…

Sarò buono, mi riservo di dare un giudizio definitivo non appena vivrò in un autocaravan dei giorni nostri (e qui ci sta tutta una Emoticons che ride a crepapelle).
Su tutto però prevale il giudizio non oggettivo ma pratico sullo spazio interno. Io e Monica, la mia compagna, siamo d’accordo su questo parere: il nostro 648, se questo sarà l’andazzo,  deve tirare a campare quanto noi.

Eh già, perché salendo su un autocaravan dei giorni nostri è tutto meravigliosamente bello, le luci, l’accostamento dei colori, il tatto superficiale dei materiali. Ma…ci sentiamo oppressi, scatolati, compressi. Non è una sensazione: purtroppo a mancare su tutto sono le misure interne, l’area a disposizione per muoversi anche per due sole persone, le misure ristrette del vano doccia, anche sugli autocaravan di 7,4 metri.

Perché queste scelte?
Quando tutti i costruttori vanno nella stessa direzione c’è evidentemente qualcosa che li indirizza in tal senso.
Io ho pensato ad una possibile risposta che riguarda il profilo medio dell’utilizzatore.

Parliamoci sinceramente.

Qui è necessaria un’altra piccola premessa.

L’autocaravan nasce come alternativa al caravan: già, perché per legge la roulotte (il caravan) non poteva e non può sostare in suolo pubblico se sganciata dal veicolo trainante. Per questo, i campeggi, nel tempo, si sono attrezzati per ospitarle in comode piazzole e con tutti i servizi annessi (allaccio elettrico e disponibilità allo scarico e carico idrico).

Quando qualcuno (sia benedetto e santificato) pensò al camper, vide in questa soluzione l’alternativa al plein air organizzato, cioè libero, il purismo della vita in mezzo alla natura, quasi come la tenda dei benestanti.

Hai presente la sosta libera? Vicino a un bosco? In riva al mare? Ai margini di un verdissimo e profumato prato? Ecco, l’autocaravan doveva essere una roulotte col motore senza i vincoli di sostare con i suoi limiti, indipendente dall’elettricità e dalle fonti idriche. Geniale!

Purtroppo, o per fortuna a seconda dei punti di vista, oggi il camper è diventato più un mezzo che serve per spostarsi da A a B. Un mezzo di trasporto. Peggio un veicolo merci. Cosa intendo per A e B? “A” è il rimessaggio dove il camperista ferma per 12 mesi il mezzo parcheggiato. “B” è il campeggio, o meglio dire un “resort”, dove trova a disposizione tutti i servizi non tanto differenti da quelli proposti da un Hotel a 5 stelle: piscine, bagni con docce, zone lavaggio, servizi di ristoro e bar. Chiaro che gli spazi interni del camper passano in secondo piano, perché le piazzole diventano i soggiorni, i loro servizi igienici sostituiscono quelli del camper, le piscine  le antagoniste ai tuffi al mare o al lago.

Con queste premesse mi viene da pensare che le scelte dei produttori siano condizionate dalla richiesta di questa tipologia di utilizzatori, opzioni che violentano il concetto di un mezzo naturalmente progettato per un uso più “selvaggio” , idea che si scontra con la produzione attuale più vicina all’ impiego nativo della roulotte.

 

 

Basti pensare che su molti autocaravan in mostra era presente come accessorio il forno a microonde elettrico, o il classico forno elettrico, possibilità che prevedono un uso massiccio della corrente elettrica, impensabile su camper che nascono con una mediocre batteria da 90 Ah ma normale invece per chi, arrivato sulla piazzola del camping, collega il mezzo alla colonnina elettrica del campeggio.

 

Fine dell’articolo.
Ma con un pensiero.

Mi chiedo perché chi cerca un autocaravan con queste caratteristiche non si indirizzi ad una roulotte, mezzo che concretizzerebbe in maniera semplice, economica e funzionale, il concetto di campeggio col proprio caravan.
Ma proprio parlando di caravan, è stato il secondo mezzo che mi ha meravigliato al Salone del Camper, sia in termini di sfruttamento della cellula che di varietà di tipologia e di offerta.

Concludendo, qual è il futuro del camper?

Seguendo il filone attuale, credo che la rivoluzione di domani dell’autocaravan sia nelle mani degli allestitori perché ormai  i camper dei produttori appaiono tutti uguali, quasi fatti con lo stesso stampo (e, detto fra noi, quasi la maggior parte lo sono), dove cambiano colori e sensazioni estetiche ma tutti indirizzati verso un pubblico privo di sentimenti e emozioni.

Hel me! Stiamo messi molto male, anche in questo campo.

Un appello ai cari produttori: tirate fuori le unghie, salvate almeno questo settore commerciale che dovrebbe preservare la vera libertà di vivere il plein air allo stato puro.

Diciamo basta alla globalizzazione in ogni ogni forma!

 

 

 

Living the dream!

Please follow and like us:

Lascia un commento

SEGUIMI CLICCANDO SULLE ICONE SOCIAL

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.